Quali sono le fonti del metodo mimico?
Qual è la sua origine? Esistono libri che possano essere considerati
come autorevolmente illuminanti sul metodo e sul suo significato?
Il primo appunto di Orazio che, in qualche modo, anticipa e preannuncia il metodo è un affascinante ricordo di guerra (I-2, anno 1944, "Duello Aereo") :
"Come due cani, facevano - e faceva azzuffare l'una all'altra le sue mani grosse, rosse di bucati, nere di patate. - Pareva scherzassero; uno è cascato giù così." E a braccia aperte finse il movimento di chi cade all'indietro giù da un muro o da un balcone, in sogno.
Questo è il brano in cui un mimico può cogliere
il primo cosciente riconoscimento di un atto mimico: la contadina che usa
le mani per "rifare" il combattimento tra due aerei in guerra li sta in
effetti mimando e, non a caso, Orazio usa l'espressione "in sogno": non
si tratta di un atto imitativo, ma di un atto in cui alla coscienza di
essere concentrati su di un evento e un oggetto determinato si accompagna
una fantasia ricreante. Altri brani, nelle prime pagine dei quaderni contengono
spunti simili (I Limoni, I-27, Il Sole I-29, La Bandiera I-49, La pioggia
I-50, Le Onde, I-51, Il Mare, I-60).
I primi evidenti segni di insofferenza
nei confronti dello psicologismo del metodo Stanislawski e al contempo
la prima chaira individuazione del meccanismo attoriale nella mimica si
trovano enunciati nel secondo quaderno (II-180):
Devo fare una conversazione sull'insegnamento dell'arte scenica. Naturalmente la baserò nell'insegnamento che tengo all'accademia e che intende preparare gli attori in una sfera di attività che è indispensabile e precedente a qualunque intervento registico di qualunque genere sia. Infatti è inutile pretendere dall'attore un'interpretazione psicologistica, o anche semplicemente grafica se l'attore non è già un attore, cioè non possiede in sè il modo, direi il segreto o anche l'attitudine di atteggiarsi secondo un'idea. Quest'idea può mutare; il meccanismo per il quale l'attore si fa simile ad essa, anzi, diviene rappresentazione di essa esteriormente leggihile, obbiettivamente leggibilt, non può essere che uno solo
è dunque alla fine degli anni 40 e all'inizio degli anni 50 che la mimica prende per la prima volta forma cosciente come metodo organico per la recitazione. Il metodo Stanislawski appare ad Orazio come un semplice "tentativo organico di stile. Ma questo stile è uno stile veristico e la sua teoria, che chiamerei di integrazione e d'interpolazione risponde soltanto per testi stilisticamente affini al verismo". Altre osservazioni concernono il carattere analogico tra la mano e l'uomo - che, come è noto, diverrà un elemento cardine nella didattica della mimica- (II-274: L'uomo è una grande mano. La mano è un piccolo uomo: una marionetta) altre l'istinto mimico (II-519), altre ancora l'atto mimico come elemento unificante di tutte le arti. E' straordinario vedere come in pochi anni la concezione della mimica come madre di tutte le arti sia già stata chiaramente intravista da Orazio:
Il sentire mimesico può essere molteplice: p. es. uno scultore può sentire le sue forme in sè senza sentire altra materia che la propria persona. Un altro può sentire le forme come espresse da sè fuori di sè in una specie di parto. Un atlro può suscitarle solo con la forza del suo gesto. (II-353)
Altri elementi fondamentali del metodo - come l'idea che
il personaggio sia sostanzialmente una "costellazione di immagini" sono
invece più tardi (VI-1549, 1958). Sarebbe inutile continuare ancora
questo carrellata. Ma non si può omettere che Orazio era ben cosciente
del rapporto tra la sua mimica e lo spirito francescano di Copeau (si veda
il brano IV-1089, del novembre '54, sul Cantico delle Creature). Orazio
arriva addirittura a individuare nella mimica la "rivelazione della fraternità
in Dio delle creature" (VI-1467, 1958).
La prima completa e integrata presentazione
delle idee di Orazio sull'attore e sul metodo data 16 magio 1959: è
un lungo "saggio sul metodo" che Orazio scrive nei propri quaderni (VII-1701,
VIII) e che precede di due anni la prima presentazione pubblica del metodo
a Parigi (si tratta del celebre Esquisse, che Orazio annota sui suoi quaderni
in data 21/6/61 e che presenterà dieci giorni dopo, il primo luglio).
E' indubbio tuttavia che
Orazio nel lavoro e nella pratica didattica non ha mai cessato di emendare
le sue concezioni. Testimoni autorevoli affermano, ad esempio, che nel
periodo romano di Orazio la mimica era sempre "immobili" ( fatto questo
abbastanza impressionante per chi abbia conosciuto Orazio nel periodo fiorentino).
Alcune nozioni, poi come quella della proteità (di cui non parliamo
sul web) vengono concepite nella seconda parte del periodo fiorentino,
ovvero negli ultimi anni della sua vita.
N.B. Le note di cui sopra si basano su di una lavoro di lettura e di
analisi dei quaderni di Orazio Costa, che egli stesso mi pregò di
fare alcuni anni fa, in vista di una pubblica lettura al Festival di Montalcino
- Paolo Bussagli