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Progetto Francesca da Rimini La Flautista e Diotima
... L'amore non dovrebbe uccidere... |
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Con Barbara de Pace
Il testo
è stato rielaborato con l'intenzione di mettere in rilievo queste due
figure tralasciando la struttura della tragedia classica come nell'originale
atto tragico di Ida Travi e cercando di evidenziare maggiormente i caratteri
di due donne estremamente diverse e tuttavia, alla fine, accomunate da un
destino ugualmente tragico; una è la suonatrice di flauto che di fatto
rappresenta la donna già morta perché costretta a una vita di silenzio, di
inconsapevolezza di sé e senza la possibilità di esprimere il proprio
amore; Diotima rappresenta invece il distacco e la consapevolezza, una
figura ironica e fredda che vuole parlare finalmente con una donna
dell'amore in termini più approfonditi mettendo in luce aspetti
non considerati dagli
uomini dell'epoca classica: la donna come corpo e mente, nutrimento del
corpo e della mente, emblema di quella cura di quanti son nati che diventa
scienza femminile. Solo alla fine la figura di Diotima si umanizza mostrando le
sue fragilità, la sua sconfitta nel non esser riuscita a salvare la
suonatrice nonostante il tentativo di riportarla alla coscienza. Soprattutto
mostrerà la volontà di ampliare il suo discorso sull'amore, dando a questo
discorso una valenza diversa rispetto a quello che Platone scrive nel
Simposio. Platone richiede che "muovendo
dalla povera bellezza dei corpi, si possa salir su su fino alla bellezza
delle anime e poi su fino alla bellezza delle leggi e poi ancora su fino
alla visione di una bellezza, ultima, assoluta"; viceversa qui la
“povera bellezza dei corpi” diventa nutrimento trasparente, nutrimento
di quanti son nati, diventa "la terra dalla cui ferita sgorgano in un
continuo generare nuovi mondi ancora e ancora nuove terre e nuovi
cieli", "un universo unico" la donna fatta di terra e cielo,
corpo e anima.
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