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Il CDRC, essendo essenzialmente rivolto alla diffusione del metodo mimico, non nasce con la finalità di presentare un certo tipo di spettacoli, ovvero di aderire a particolari stili di produzione teatrale; conseguentemente le produzioni teatrali del CDRC presentano caratteristiche e contenuti particolarmente variegati. Non esiste, insomma, uno "stile del CDRC".
Accanto
a spettacoli e recital di chiaro ed evidente carattere spirituale (si
pensi
a Savonarola, al recital sui Promessi Sposi del Manzoni, alle
Carmelitane di Bernonos, ai Cori da la Rocca
di Eliot e al "Torchio") che si collocano sulla
tradizione di matrice cattolica che contraddistinse l'opera di
Orazio Costa il CDRC presenta testi di impegno civile (il recital
Pensieri
Clandestini con testi da Guareschi, lo spettacolo su Sergio Ramelli,
quello su
Gobetti, il ciclo di letture su don Milani, gli spettacoli del processo
Francesca da Rimini che poco hanno a che vedere con il teatro
spirituale e che anzi - si pensi al caso di Gobetti - si pongono in
contrapposizione
piuttosto radicale con la tradizione religiosa nazionale. Il CDRC ama
lavorare
anche e soprattutto sulla poesia (si pensi al recital Parole in coro,
con testi
da Petrarca, Poliziano, Lorenzo dei Medici e Gozzano e allo spettacolo
"Voi
ch'ascoltate in rime sparse il suono", tratto dal Canzoniere di
Petrarca) e
non disdegna,
peraltro, il teatro comico, anche quello scollacciato e salace
purché intelligente (si pensi alla Nencia da Barberino
presente nel recital
"Parole in coro" o a "Le Nuvole" di Aristofane e ancora a "Spostati" e
a l'Importanza di Chiamarsi Ernesto di Wilde). In generale ci piace
fare il teatro "di
parola", scritto
bene e, possibilmente, con contenuti intelligenti.